Come investire per i propri figli

Ho deciso di rispondere a questa domanda con una domanda: quanto sono importanti i figli nella tua vita? Pensare a investimenti per bambini potrebbe sembrare strano, ma oggi è necessario per garantire una preparazione scolastica di buon livello e magari anche la possibilità di fare una serie di esperienze all’estero. Per raggiungere con successo questo obiettivo un genitore deve essere lungimirante, il che, tradotto, significa fare una pianificazione finanziaria di lungo termine, da iniziare da quando i bambini sono piccoli. Adottare questa strategia garantisce una protezione che un domani consentirà loro un buon margine di manovra per intraprendere la propria strada, qualunque sia. Il genitore ha a disposizione diverse soluzioni. Ho passato personalmente in rassegna le più comuni in Italia e proposto quella a mio avviso più efficiente, tenendo conto di variabili fondamentali quali i costi, i rendimenti, i rischi e la comodità. Innanzitutto, in una società sempre più competitiva, investire sulla formazione di alto livello diventerà sempre più importante. Sapevi che con un investimento iniziale di 5000€ e un piano di accumulo investito sui mercati di 200€ al mese dedicato a un bambino di meno di 3 anni è possibile accumulare una cifra per sostenere un ciclo di studi in qualsiasi università europea? Accantonare oggi risorse per sostenere la vita di un bambino quando le scelte e le opportunità cominciano a pesare è il miglior regalo che si possa fare e il bambino sarà riconoscente per questo. Inoltre, mettere da parte dei soldi adesso significa un domani poter risolvere senza difficoltà un’emergenza. Quando si investe per i bambini ci si fanno spesso le domande sbagliate: in quale strumento devo investire? Come faccio a destinare un piano a un bambino minore? In realtà, la vera domanda che ci si dovrebbe fare è: qual è la strategia più adatta per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefissato, siano essi un triennio alla Bocconi o il sostegno per l’acquisto della prima casa? Per dare una risposta adeguata non resta che analizzare brevemente i prodotti preferiti dagli Italiani! Libretti di risparmio postali e bancari I libretti di risparmio postali rappresentano a tutti gli effetti un salvadanaio flessibile perché puoi versare in qualsiasi momento senza vincoli. Attenzione però! Puoi prelevare in qualsiasi momento se il libretto è intestato a te, mentre se l’intestatario è tuo figlio minorenne, il prelievo di denaro dovrà essere autorizzato dal giudice tutelare. La ratio della norma è evidente: il legislatore ha voluto proteggere lo sperpero del denaro presente nel libretto. I costi di gestione di questo metodo di risparmio sono bassi o del tutto assenti, così come basso è il tasso d’interesse annuo che è pari allo 0,01% lordo (netto 0.007%). Ricorda, però, che dovrai pagare un’imposta di bollo se il denaro depositato (la liquidità media) è uguale o maggiore a 5.000 euro. Per quanto riguarda i libretti di risparmio bancari, invece, il rendimento si attesta sull’1% lordo annuo, una soglia ancora troppo bassa rispetto alle necessità legate all’istruzione dei ragazzi. L’ultimo elemento mancante è l’inflazione. La perdita di valore del denaro costituisce una soglia che si colloca ben al di sopra del rendimento annuo di un libretto di risparmio. Il vantaggio è che puoi fare un PAC, incrementando ogni anno i regali dei parenti; mentre gli svantaggi sono i rendimenti inesistenti e che per ritirare i soldi hai bisogno dell’autorizzazione del giudice tutelare. Buoni fruttiferi postali per minori Per chi ha figli molto piccoli e l’idea di investire sulle azioni sembra troppo bizzarra (anche se è una strada sempre più obbligata per tutti gli investitori) e vuole un prodotto semplice e tranquillo come un gelato alla vaniglia, può valutare dei buoni postali speciali per i minori che potranno essere incassati solo al compimento del 18° anno. Se il tuo nipotino o figlio è nato il 25 agosto 2022 (sul sito delle Poste c’è un simulatore) e vuoi vincolargli 10.000 euro con questi buoni, il 25 agosto 2040 si ritroverà 17.410 euro circa tenendo conto dell’imposta di bollo ovvero circa il 2% annuo. Ovviamente, anche qui ci sono sia vantaggi che svantaggi. Vantaggi: Svantaggi: PAC per minorenni Il meccanismo del piano di accumulo per bambini è molto semplice. Di periodo in periodo (ogni mese, tre mesi, sei mesi o un anno) fai un certo versamento di capitale. I limiti minimi e massimi sono stabiliti da ogni gestore, ma il minimo che ho trovato confrontando una ventina di prodotti sono i 50 euro al mese di Poste Italiane. I tuoi soldi vengono gestiti da qualcuno che non è chi ti ha venduto il prodotto. Che sia una banca o un’assicurazione, la gestione dei soldi del fondo in cui investi spetta sempre e comunque a un’azienda che fa specificamente quell’attività. Dopo un tot di anni – solitamente ogni prodotto ha una durata raccomandata – puoi prelevare il tuo capitale maggiorato degli interessi. Tuttavia, tutti i piani di accumulo rivolti ai minori sono organizzati in forma di polizza assicurativa. La zavorra di costi di caricamento o gestione di diversi punti percentuali rischia, così, di essere con altissime probabilità una missione suicida. Per questo ti consiglio di evitarla. Dal momento in cui tuo figlio non ha ancora raggiunto la maggiore età, non può investire a proprio nome. Eppure è tipico che le persone pensino “Io voglio formalizzare il fatto che questi soldi sono per lui”, un ragionamento molto comune ma insensato dal momento in cui potresti investire i tuoi soldi in qualsiasi altro modo e poi fare a tuo figlio un bonifico quando sarà più grande. Questa volontà da parte dei genitori di intestare questi soldi ai propri figli è il motivo per cui esistono i prodotti specifici per bambini: di per sé non c’è nessuna motivazione logica per formalizzare la destinazione di questo capitale, però a livello di marketing è una leva che funziona molto bene. Per aggirare la problematica dell’investimento dedicato ai bambini, banche e assicurazioni hanno pensato alla polizza assicurativa come strumento valido. In poche parole, tu verserai dei premi che verranno investiti e il beneficiario della tua polizza
Gli errori che (quasi) tutti commettono quando iniziano a investire

Quando si comincia a investire, è facile cadere in trappole che sembrano quasi fatte apposta per chi è alle prime armi. E non parlo solo di errori tecnici: spesso sono gli atteggiamenti, le aspettative e le emozioni a metterci i bastoni tra le ruote. Ci sono passato anche io. E ogni volta che parlo con nuovi investitori, rivedo gli stessi schemi che si ripetono. In questo articolo ho raccolto gli errori più comuni che ho visto (e che ho fatto anch’io, all’inizio). Se riesci a riconoscerli in tempo, sei già un passo avanti. Il primo errore? Cercare il colpo grosso. Appena si mette piede nel mondo degli investimenti, si è bombardati da storie di chi ha “fatto il botto” con una criptovaluta o un’azione tecnologica. E così si finisce a cercare “l’operazione giusta” per moltiplicare il capitale in poco tempo. Ma investire non è giocare alla lotteria. Non serve indovinare il prossimo Apple o il prossimo Bitcoin. Serve un piano. Serve disciplina. E serve tempo. Chi cerca il colpaccio, spesso finisce con una brutta sorpresa. Poi c’è la confusione tra risparmiare e investire. Tantissime persone pensano di “investire” quando mettono i soldi in un conto deposito, o magari nei BTP a breve scadenza. Ma quello non è investire: è parcheggiare liquidità. Investire significa far lavorare il proprio capitale nel tempo, accettando una dose di rischio controllato in cambio di un potenziale rendimento. E serve un orizzonte temporale chiaro. Se pensi di aver bisogno dei soldi tra sei mesi, non stai investendo. Stai risparmiando. Un altro classico? Ignorare i costi. C’è una cosa che non viene detta abbastanza: i costi contano. Eccome se contano. Un fondo che ti costa l’1,5% all’anno ti ruba una fetta importante di rendimento, anno dopo anno. E se pensi che l’1% sia poco, prova a calcolare quanto incide su un investimento di 100.000 euro in 20 anni. (Spoiler: tantissimo). Ma non è solo una questione di numeri. È anche una questione di strumenti. Molti risparmiatori si avvicinano al mondo degli investimenti attraverso i canali più comodi e rassicuranti: la banca sotto casa, il promotore che conoscono da anni, il consulente che li chiama ogni tanto con “una proposta interessante”. Il problema? Spesso questi canali offrono prodotti finanziari standard, costosi e poco efficienti: fondi a gestione attiva con commissioni elevate, polizze assicurative “multi-ramo” che mescolano investimento e copertura, strumenti opachi pieni di costi nascosti. Sono prodotti pensati più per chi li vende che per chi li acquista. E sono ovunque. Ci bombardano con brochure, telefonate, promozioni “valide solo fino a fine mese”. Ma non è da lì che passa una strategia d’investimento seria. Meglio strumenti semplici, trasparenti, con costi chiari e comprensibili. Meglio sapere cosa si sta pagando, e soprattutto perché. Perché la performance non è mai quella “lordo” sul depliant. È quella netta che ti resta in tasca. E spesso, quel che ti resta è molto meno di quanto pensavi. Poi c’è l’errore forse più umano: farsi guidare dalle emozioni. Il mercato sale e hai paura di restare fuori, quindi entri quando ormai è troppo tardi. Il mercato scende e ti spaventi, quindi vendi nel momento peggiore. È normale. Ma chi investe con la pancia, finisce per comprare alto e vendere basso. Esattamente il contrario di quello che si dovrebbe fare. L’investitore strategico, invece, costruisce un piano e lo rispetta. Anche quando è difficile. Anche quando sembra che tutti gli altri stiano facendo il contrario. E poi c’è il mito del “battere il mercato”. Tutti pensano di poter trovare l’azione giusta, il timing perfetto, il portafoglio magico. Ma la verità è che anche i gestori professionisti, con squadre intere di analisti, raramente riescono a far meglio del mercato nel lungo periodo. Perché dovresti riuscirci tu, dal tuo smartphone, tra un post e l’altro su Instagram? Investire non è dimostrare quanto sei bravo. È costruire un sistema che funziona, anche quando tu non sei lì a controllarlo ogni giorno. Un altro rischio? La mancanza di diversificazione. È un errore molto comune: si sceglie un singolo investimento, magari quello di cui tutti parlano in quel momento, e ci si butta dentro con tutto quello che si ha. Tutti i soldi su un’azione tecnologica “che non può fallire”. Tutti i risparmi in una criptovaluta “che tanto raddoppia in sei mesi”. Oppure – il classico intramontabile – tutto su un immobile “perché il mattone è sicuro, non si svaluta mai”. Il problema è che nessun investimento è infallibile. Nessuno. La storia dei mercati è piena di esempi di aziende considerate indistruttibili che sono crollate, di bolle esplose all’improvviso, di settori che sembravano dorati e poi hanno perso valore per anni. E gli immobili? Anche loro hanno cicli, rischi, costi nascosti e, spesso, una scarsa liquidabilità. Diversificare non significa rinunciare al rendimento, né “giocare troppo in difesa”. Significa usare l’intelligenza finanziaria per distribuire il rischio in modo sano, su più asset, più strumenti, più mercati. Significa accettare che non possiamo prevedere tutto, ma possiamo proteggerci da ciò che non sappiamo. Un portafoglio ben diversificato è come una barca solida: non affonda se una vela si rompe o se arriva un’onda improvvisa. Magari rallenta, magari deve cambiare rotta, ma resta a galla. Chi mette tutto su un solo cavallo, magari vince una corsa. Ma chi diversifica, ha più probabilità di arrivare in fondo, integro, alla maratona. Infine, l’errore più grande di tutti: non avere un piano. Senza un piano, ogni investimento è una scommessa. E chi scommette, prima o poi perde. Un piano solido parte dai tuoi obiettivi: cosa vuoi ottenere, in quanto tempo, con che grado di rischio sei disposto a convivere. Il resto – strumenti, percentuali, allocazioni – viene dopo. Ma senza quella base, tutto il resto è aria fritta. Se ti sei riconosciuto in uno o più di questi errori, non c’è niente di male. Anzi, sei in buona compagnia. L’importante è non restarci intrappolati. Nel mio libro Investitore Strategico racconto proprio questo: come passare dall’improvvisazione alla strategia, dai tentativi casuali a un metodo solido, replicabile e sostenibile
Cosa fare con la liquidità sul conto corrente?

Come investire la liquidità personale e aziendale, e quali strategie di tax planning adottare? La liquidità in eccesso sul conto corrente è una situazione comune sia per i privati che per le aziende. Tuttavia, mentre per le persone fisiche la liquidità è spesso vista come una riserva di sicurezza per affrontare imprevisti, nelle aziende può rappresentare un’occasione persa o un indicatore che la pianificazione fiscale non sta ottimizzando al massimo i profitti. Ma come si può gestire al meglio questa liquidità? Differenziamo prima di tutto le strategie per la liquidità personale e quella aziendale. 1. Come investire la liquidità personale La gestione della liquidità personale richiede un approccio basato su una combinazione di sicurezza, accessibilità e rendimento. È fondamentale bilanciare la necessità di avere accesso rapido a una parte della liquidità con l’obiettivo di far fruttare il capitale che non serve immediatamente. Vediamo le principali opzioni di investimento per chi si trova con liquidità in eccesso sul conto corrente. Fondo di emergenza Prima di tutto, è indispensabile mantenere un fondo di emergenza in conti correnti o di risparmio. Questo deve rappresentare tra 3 e 6 mesi di spese vive, in modo da poter coprire eventi imprevisti come spese mediche, riparazioni dell’auto o periodi di inattività lavorativa. Questa porzione del patrimonio deve essere facilmente accessibile e a basso rischio. ETF monetari Gli ETF monetari rappresentano un ottimo strumento per chi desidera ottenere un rendimento leggermente superiore rispetto al semplice conto corrente, ma senza esporre il capitale a rischi significativi. Gli ETF monetari investono in strumenti del mercato monetario, come titoli di stato a breve termine o obbligazioni corporate di alta qualità con scadenza inferiore ai 12 mesi. Si caratterizzano per la loro alta liquidità e per il basso livello di rischio, rendendoli una scelta adatta per chi vuole conservare capitale con la possibilità di ritirare i fondi velocemente. Esempio pratico: Un investitore che desidera evitare l’erosione del potere d’acquisto a causa dell’inflazione, ma che non è disposto ad accettare rischi di mercato, può destinare una parte della liquidità in ETF monetari. Questi strumenti, oltre a preservare il capitale, offrono un rendimento leggermente superiore rispetto a un conto corrente tradizionale. Obbligazioni a breve termine Un’altra opzione sicura per investire la liquidità personale sono le obbligazioni a breve termine, con scadenza tra 1 e 3 anni. Queste obbligazioni offrono un rendimento fisso e prevedibile e sono meno esposte alla volatilità dei mercati rispetto alle obbligazioni a lunga scadenza. Le obbligazioni governative, come i BTP italiani, o le obbligazioni corporate con rating elevato, sono le scelte preferite per chi cerca sicurezza senza sacrificare troppo il rendimento. Conti deposito vincolati Per chi desidera un rischio basso, ma con la possibilità di bloccare il capitale per brevi periodi, i conti deposito vincolati sono una scelta intelligente. A fronte di un vincolo temporale (solitamente da 6 mesi a 2 anni), offrono rendimenti superiori rispetto ai conti correnti tradizionali. Se hai liquidità che non ti serve immediatamente, ma vuoi comunque che questa frutti, il conto deposito può essere una soluzione semplice ed efficace. Esistono anche conti deposito svincolabili in qualsiasi momento che offrono però un rendimento leggermente inferiore. 2. Come investire la liquidità aziendale La gestione della liquidità aziendale richiede un approccio diverso rispetto a quella personale, poiché l’azienda ha obiettivi diversi, come la massimizzazione del capitale circolante, la pianificazione fiscale e la riduzione dei costi finanziari. Una gestione efficace della liquidità aziendale può contribuire a migliorare la redditività e la crescita dell’azienda. Vediamo quindi come e dove investire questa liquidità. Perché le aziende hanno liquidità in eccesso? Spesso, la presenza di liquidità in eccesso nelle imprese può indicare una gestione inefficiente degli utili o una pianificazione fiscale incompleta. Invece di far “sedere” la liquidità inutilmente sul conto corrente, le aziende possono esplorare diverse opportunità di investimento e ottimizzazione fiscale. Alcune ragioni comuni per l’accumulo di liquidità includono: Strumenti di tax planning per ottimizzare la liquidità aziendale Una delle prime considerazioni da fare è se l’azienda sta sfruttando tutti i tax planning tools disponibili. In molti casi, le aziende potrebbero ridurre i profitti imponibili e reindirizzare la liquidità verso strumenti che offrano vantaggi fiscali. Alcuni strumenti di pianificazione fiscale includono: Strumenti per investire la liquidità aziendale Gli strumenti di investimento per la liquidità aziendale sono in gran parte simili a quelli utilizzati per la liquidità personale. Le aziende possono considerare l’utilizzo di ETF monetari, obbligazioni a breve termine e conti deposito vincolati, proprio come fanno le persone fisiche. Tuttavia, a differenza dei privati, le aziende devono prima predisporre una struttura specifica per poter accedere a questi strumenti finanziari. Per investire in modo efficace la liquidità aziendale, è necessario aprire un conto titoli aziendale presso una banca o un intermediario finanziario. Questo conto consente all’azienda di accedere ai mercati finanziari e di gestire i propri investimenti in maniera simile a un privato, ma con alcune differenze operative. Uno dei passaggi fondamentali per le aziende è l’ottenimento del codice LEI (Legal Entity Identifier). Il codice LEI è un identificativo unico globale per le entità giuridiche che operano nei mercati finanziari. È un requisito imposto dalle normative internazionali per tracciare e identificare le imprese che effettuano transazioni su strumenti finanziari. Senza questo codice, un’azienda non può operare sui mercati e investire in strumenti come ETF, obbligazioni o altri prodotti finanziari. Investire in questi strumenti non solo permette di proteggere il capitale aziendale dall’inflazione, ma aiuta anche a migliorare il rendimento della liquidità in eccesso, che altrimenti resterebbe inutilizzata. In questo modo, le aziende possono massimizzare l’efficienza del loro patrimonio, contribuendo anche a un miglioramento complessivo della loro posizione finanziaria.
Come smettere di lavorare e poter vivere di rendita

Quali strumenti finanziari o approcci di diversificazione ritieni più efficaci per chi vuole assicurarsi una rendita stabile a lungo termine? Creare una rendita stabile e affidabile a lungo termine è un obiettivo ambizioso ma realizzabile, soprattutto se ci si inizia a pensare per tempo. Il segreto risiede nella capacità di pianificare con lungimiranza, costruendo gradualmente un capitale sufficiente a generare redditi passivi che permettano di vivere serenamente. Il lungo periodo è il nostro alleato più potente. Investire con una visione temporale ampia permette di sfruttare due fattori fondamentali: il tempo e il potere dell’interesse composto. Ogni euro investito oggi, se reinvestito costantemente, può crescere esponenzialmente nel corso degli anni. Un piano strutturato di accumulo e investimento può trasformare piccole somme iniziali in un capitale considerevole, capace di sostenere una rendita finanziaria. Tra gli strumenti finanziari più efficaci per costruire e mantenere questa rendita, troviamo: La rendita finanziaria, a differenza di quella immobiliare, è l’unica forma di reddito davvero passiva. Non dobbiamo preoccuparci di inquilini problematici, ritardi nei pagamenti o spese impreviste per riparazioni. Un portafoglio ben strutturato lavora in modo autonomo, generando flussi costanti che possiamo utilizzare per coprire le nostre spese senza alcuno sforzo gestionale. Quali strategie di investimento consiglieresti per costruire una rendita passiva senza compromettere il capitale aziendale? Il processo per costruire una rendita passiva richiede di distinguere due fasi principali: quella di accumulazione e quella di godimento della rendita. Durante la fase di accumulazione, l’obiettivo è massimizzare il capitale senza prelevare nulla, mentre in fase di rendita si passa a strategie più prudenti, che proteggano il capitale e ne preservino il valore. Nella fase di accumulazione, è fondamentale: Una volta raggiunto il capitale necessario per vivere di rendita, la strategia deve cambiare: Quando si tratta di imprenditori, è essenziale mantenere una netta separazione tra il patrimonio aziendale e quello personale. Questo non solo protegge l’azienda, ma permette anche di pianificare con maggiore chiarezza la costruzione di una rendita passiva. Per iniziare, consiglio di utilizzare strumenti finanziari a basso rischio per gestire la liquidità aziendale. Ad esempio, i depositi a termine, gli ETF monetari e le obbligazioni a breve scadenza offrono rendimenti stabili e un rischio minimo. Questi strumenti permettono di proteggere il capitale aziendale senza intaccarlo. Quali errori vedi più spesso negli imprenditori quando si tratta di pianificazione per vivere di rendita? Gli imprenditori, pur essendo spesso molto competenti nella gestione del loro business, tendono a commettere errori significativi quando si tratta di costruire una rendita stabile. Questi errori derivano principalmente dalla mancanza di una chiara separazione tra il patrimonio aziendale e quello personale, dall’eccessiva concentrazione degli investimenti, dalla tentazione di approcci speculativi e dall’assenza di una pianificazione fiscale adeguata. Mancata separazione tra patrimonio personale e aziendale Uno degli errori più frequenti è non distinguere chiaramente il patrimonio personale da quello aziendale. Questo porta a un utilizzo improprio delle risorse, con i profitti aziendali spesso destinati a coprire spese personali o investimenti non strategici. Questa confusione compromette non solo la capacità di creare una rendita stabile, ma anche la solidità stessa dell’azienda. Ad esempio, utilizzare le riserve aziendali per finanziare un investimento personale rischioso può mettere a repentaglio la liquidità dell’impresa, esponendola a difficoltà operative. Allo stesso modo, attingere continuamente alle risorse aziendali per scopi personali rende difficile valutare la reale redditività del business e mina la possibilità di pianificare investimenti futuri. Sottovalutazione dell’importanza della diversificazione Un altro errore comune è la mancata diversificazione degli investimenti. Troppo spesso gli imprenditori concentrano il proprio capitale in un unico settore, come l’immobiliare, o addirittura reinvestono esclusivamente nel loro business. Sebbene reinvestire nell’azienda possa sembrare una scelta logica, questo approccio limita la possibilità di creare flussi di reddito indipendenti dall’attività imprenditoriale. Dipendere esclusivamente da un’unica fonte di reddito, come il business o un portafoglio immobiliare non diversificato, espone a rischi significativi. Ad esempio, una crisi di settore o un improvviso calo del mercato immobiliare può compromettere non solo il patrimonio dell’imprenditore, ma anche la sua capacità di generare redditi stabili nel lungo termine. La diversificazione, invece, permette di distribuire il rischio su più asset e settori, rendendo il portafoglio più resiliente agli imprevisti. Attrazione verso investimenti speculativi Molti imprenditori si lasciano sedurre dalla promessa di rendimenti elevati in tempi brevi, finendo per scegliere investimenti speculativi. Questi approcci, spesso caratterizzati da un’elevata volatilità, possono portare a perdite significative, specialmente se vengono utilizzate riserve aziendali o personali. L’investimento speculativo, per sua natura, si basa su previsioni a breve termine che sono difficili da prevedere con precisione. Ad esempio, investire in criptovalute emergenti o in startup con business model poco chiari può sembrare allettante, ma i rischi di fallimento sono elevati. Questo atteggiamento è particolarmente pericoloso per un imprenditore, che dovrebbe invece privilegiare un approccio più stabile e pianificato per garantire una crescita sostenibile del capitale. Assenza di una pianificazione fiscale adeguata Infine, la mancanza di una pianificazione fiscale è un errore spesso sottovalutato ma con conseguenze rilevanti. Ignorare l’impatto delle tasse sugli investimenti può ridurre drasticamente i rendimenti netti. Per esempio, strumenti che generano redditi regolari, come cedole obbligazionarie o dividendi azionari, possono essere tassati in modo significativo, erodendo parte dei profitti. Una corretta pianificazione fiscale non solo consente di ottimizzare i rendimenti, ma anche di scegliere gli strumenti finanziari più efficienti dal punto di vista tributario. Strumenti come i fondi ad accumulazione, che non distribuiscono proventi ma li reinvestono automaticamente, possono risultare particolarmente vantaggiosi in termini fiscali, poiché le tasse vengono pagate solo al momento della liquidazione. Quali sono i primi passi fondamentali che un imprenditore dovrebbe intraprendere per iniziare a costruire una rendita che gli permetta di smettere di lavorare? Il primo passo, fondamentale e spesso sottovalutato, è fare il punto della propria situazione finanziaria. Immaginiamo di dover costruire una casa: non possiamo iniziare senza sapere quali materiali abbiamo a disposizione, giusto? Allo stesso modo, un imprenditore deve avere una visione chiara dei propri asset – quindi immobili, risparmi, investimenti – ma anche delle passività, come eventuali mutui, debiti o impegni finanziari in corso. Questa analisi permette non
Market Timing vs Investimento Passivo: Quale Strategia Conviene Davvero?

Nel mondo degli investimenti, uno dei dibattiti più accesi riguarda il market timing: ovvero, il tentativo di anticipare i movimenti di mercato per massimizzare i rendimenti. Teoricamente, chi riesce a comprare ai minimi e vendere ai massimi può ottenere risultati straordinari. Tuttavia, le evidenze storiche mostrano che questa strategia è spesso controproducente e rischiosa, mentre l’investimento passivo offre risultati più solidi nel lungo termine. Il Fascino del Market Timing e i Suoi LimitiL’idea di anticipare il mercato è intuitivamente allettante: chi non vorrebbe acquistare azioni prima di un grande rialzo e venderle prima di un crollo? Tuttavia, la realtà è ben diversa.È opinione unanimemente diffusa che i mercati finanziari siano imprevedibili nel breve periodo e il market timing non solo è estremamente difficile, ma può rivelarsi dannoso per il portafoglio. La motivazione è abbastanza ovvia. Nessun essere umano può prevedere il futuro. Neanche i migliori cervelli analisti finanziari mondiali che lavorano nelle più grandi banche del mondo riescono a battere il mercato ed a prevedere il futuro. E secondo te potresti riuscirci tu dalla tua cameretta?Quando guardi un grafico e pensi “si dovrebbe comprare qui sui minimi e vendere qui sui massimi” sappi che è un ragionamento che puoi fare solo a posteriori. Non è qualcosa che puoi pensare prima.Una volta il grande investitore Peter Lynch ha detto:“Non ho mai letto nemmeno una volta il nome di un “market timer” sulla lista di Forbes che elenca le persone più ricche al mondo. Se fosse davvero possibile fare previsioni corrette, ci sarebbe qualcuno che avrebbe fatto i miliardi facendolo”E se pensi che il market timing sia roba da professionisti del settore, stai sopravvalutando le capacità divinatorie che una maggiore esperienza può dare. Nella Figura 1 ho raccolto quanto affermato da 16 previsioni pubblicate alla fine del 2022 da diverse banche e gestori patrimoniali di tutto il mondo. Ricordiamo che l’S&P 500 ha guadagnato il 24,2% in tutto il 2023. I risultati sono eloquenti: Cosa dobbiamo dedurre da questo piccolo aneddoto? Credo che dovremmo riconoscere che, per quanto riguarda i movimenti a breve termine dei mercati, “nessuno sa nulla” e gli investitori di successo mirano a sfruttare il premio per il rischio azionario nel lungo periodo attraverso strategie coerenti e comprovate nel tempo. Per utilizzare le parole di Kenneth Fisher, “Il tempo nel mercato batte il tempismo con cui si entra nel mercato”. Investire a lungo termine: strategie core fondate sul premio per il rischio dimostrato dagli studi accademiciGli studiosi hanno dimostrato più volte che l’investimento sistematico avrebbe sovraperformato il mercato nel lungo periodo. Investire in modo sistematico in titoli che pagano dividendi elevati, in titoli di alta qualità o in titoli economici offre agli investitori una delle chiavi per sovraperformare il mercato. Vale la pena notare che la ricerca accademica ha dimostrato che la sovraperformance attesa da questi approcci non è diminuita significativamente nel tempo, mentre i mercati sono diventati più efficienti. Se qualcuno ti dice che riesce sistematicamente a prevedere i mercati e guadagnare costantemente negli anni fallo internare per il suo bene. Gli ostacoli principali al market timing sono: Le Statistiche Dimostrano che il Market Timing è DannosoI dati storici confermano che mancare i migliori giorni di mercato riduce drasticamente i rendimenti. Secondo un’analisi dell’indice S&P 500 dal 2002 al 2022: Un dato ancor più impressionante riguarda il fatto che i migliori giorni del mercato spesso avvengono durante periodi di forte volatilità, ovvero quando gli investitori sono più propensi a vendere in preda alla paura.Al contrario, rimanere investiti durante gli alti e i bassi ha generato rendimenti competitivi, soprattutto su periodi più lunghi. Il grafico seguente mostra come il tentativo di temporizzare il mercato possa ridurre il valore del vostro portafoglio, utilizzando 20 anni di dati di JP Morgan. Perché il timing del mercato è così difficile? Spesso i giorni migliori si verificano durante i mercati orso. Negli ultimi 20 anni, sette dei 10 giorni migliori si sono verificati quando il mercato era in territorio ribassista. Inoltre, molti dei giorni migliori si verificano poco dopo i giorni peggiori.La stessa conclusione è stata raggiunta da Pippa Stevens nel 2022.“Lo studio ha rilevato questa statistica impressionante esortando gli investitori a “evitare il panic selling”, sottolineando che “i giorni migliori seguono generalmente i giorni peggiori per le azioni“.Pensiamoci per un momento.“I giorni migliori solitamente seguono i giorni peggiori”.Questo dimostra quanto sia rischioso tentare di cronometrare il mercato: il rischio di perdere i giorni migliori supera di gran lunga il beneficio di evitare i giorni peggiori. Investimento Passivo: La Strategia VincenteA fronte di questi dati, molte ricerche dimostrano che la strategia buy-and-hold (comprare e mantenere gli investimenti per lunghi periodi) tende a sovraperformare il market timing. E se si Volesse Sfruttare le Fasi di Ribasso? L’Importanza della LiquiditàNonostante il market timing sia pericoloso, esiste una strategia intelligente che può aiutare gli investitori a sfruttare i ribassi senza incorrere nei rischi del market timing tradizionale.Una soluzione efficace è tenere una parte del portafoglio in strumenti liquidi, come fondi monetari o obbligazioni a breve termine, da utilizzare per acquistare asset a prezzi scontati durante le correzioni di mercato. Perché i fondi monetari sono una buona alternativa alla liquidità? Una delle poche strategie sensate legate al market timing è quella di accumulare gradualmente azioni durante i ribassi, anziché cercare di anticipare i crolli vendendo tutto in anticipo. Strategia consigliata: PAC con riserve di liquidità Un approccio efficace è quello del Piano di accumulo Capitale (PAC), che consiste nell’investire una somma fissa a intervalli regolari, ma aumentando gli acquisti nei momenti di maggiore ribasso. Questo permette di mediare il prezzo d’acquisto nel tempo e sfruttare la volatilità a proprio favore, senza il rischio di rimanere completamente fuori dal mercato. “Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile.”(John Maynard Keynes) “Time in the market beat timing the market”(Ken Fisher) “Il tempo è tuo amico”(John Bogle)
Qual è il mindset cruciale per avere successo negli investimenti, specialmente partendo da una professione diversa?

Fino ad un pò di tempo fa si pensava che negli investimenti comandasse la logica…se ti do 1 oggi o 10 domani tutti scelgono 10 domani. In realtà non è così. Può sembrare difficile capire come il mondo della finanza, che è intriso di numeri e matematica, in realtà sia governato dalla psicologia. Kahneman, fu uno psicologo che vinse il premio Nobel per l’economia inventando quella che è conosciuta oggi come finanza comportamentale. Quando dobbiamo prendere una decisione lo facciamo in base a dei bias, delle euristiche, dei pregiudizi, delle scorciatoie di pensiero. In finanza i baias più comuni degli investitori li portano a fare determinate scelte, vediamone alcuni: Avversione alla perdita L’avversione alle perdite avviene quando gli investitori sentono maggiore peso psicologico nel sopportare le perdite rispetto al piacere del trarre guadagni dai mercati. Nell’ambito degli investimenti, questo bias si concretizza nel fatto che gli investitori preferiranno vendere gli strumenti che sono in guadagno mentre vorranno sperare fino all’ultimo che gli strumenti in perdita recuperino piuttosto che vendere in perdita. Home bias Porta l’investitore a preferire ciò che conoscono o che sente vicino, come gli strumenti finanziari nazionali (es: azioni o obbligazioni italiane, nel nostro caso). Questo causa una scarsa diversificazione di portafoglio e dunque una sovraesposizione a specifiche aree geografiche. Lo stesso può avvenire con riferimento a strumenti finanziari già noti perché usati da genitori o amici ma che non necessariamente rappresentano la scelta migliore in generale, anzi sappiamo che spesso si tratta di strumenti inefficienti e con costi molto elevati. Bias dello status quo Il bias dello status quo consiste nel preferire la situazione attuale rispetto ad altre soluzioni possibili ma che richiedono cambiamenti. Tenendo conto del mondo degli investimenti, un esempio può essere facilmente riscontrato nella preferenza della maggior parte degli investitori a mantenere il proprio portafoglio di investimenti in banca, nonostante l’evidente conflitto di interessi e i costi spesso molto elevati, anziché rivolgersi ad un consulente finanziario indipendente. Il mindset cruciale per avere successo negli investimenti è invece scegliere con cura e un’attenta pianificazione i propri obiettivi di vita e mantenere nel tempo la propria visione senza farsi influenzare negativamente dai rumors del momento e restando coerenti con il proprio profilo di rischio e orizzonte temporale. La battaglia si vince tutta qui. Sembra banale, ma è davvero tutto qui. Quali sono gli errori che andrebbero evitati? Errore n.1: Ignorare l’educazione finanziaria Secondo me non puoi permetterti di non sapere. Stiamo parlando del fatto che lavoriamo una vita intera per poi vedere il frutto del nostro lavoro così maltrattato? Se hai un patrimonio che desideri proteggere, fai parte di quel gruppo molto numeroso di italiani con una ricchezza privata degna di attenzione. Gli italiani infatti godono di uno standard di vita tra i più elevati al mondo, abbiamo seconde e terze case, andiamo sempre in vacanza etc. etc… Tantissimi studi dimostrano come in Italia il grado di alfabetizzazione finanziaria sia da ultimi al mondo. Non è un caso che molte persone perdono soldi in truffe (trading online, NFT, Crypto, Forex) e che brucino decine di migliaia di euro perché confondono i mercati finanziari con il casinò. Il problema è che imparare a gestire i soldi dovrebbe essere il tuo primo lavoro! Errore n.2: Troppa preoccupazione per il breve termine Solitamente tutti cerchiamo di investire per il lungo termine, dal momento che il nostro orizzonte temporale è lunghissimo. A volte però subentra la paura e ci fa prendere delle decisioni di breve termine deviando tutti gli obiettivi di lungo termine che dovremmo perseguire. E quindi entriamo e usciamo dai mercati senza reale motivo. Errore n.3: Puntare su investimenti di nicchia o inutili Non bisogna investire sulla base delle mode e quindi andare una volta sugli ESG, poi sull’Idrogeno, poi sulle auto elettriche, poi i mercati emergenti etc etc… Esempi di investimenti inutili invece possono essere: azioni bancarie, immobili acquistati a caso magari vicino casa nostra o dove andiamo in vacanza. Errore n.4: Sovrastimare le proprie abilità. Spesso alcune persone prese dall’overconfidence si credono bravi perché hanno investito in determinate azioni che sono andate bene. Qui il problema è che se fate trading senza esserne all’altezza prima o poi andrete a schiantarvi. Ricordate che uno dei capisaldi del buon investitore è la diversificazione. Errore n.5: Inseguire il market timing «Far more money has been lost by investors trying to anticipate corrections, than lost in the corrections themselves» – Peter Lynch (Molti più soldi sono stati persi dagli investitori provando ad anticipare le correzioni di quelli persi nelle correzioni stesse). Con il termine “market timing” si intende il tentativo di entrare ed uscire dal mercato in anticipo rispetto a future salite e discese. L’investitore vende un titolo dopo aver conseguito un guadagno che ritiene congruo e poi si aspetta di riacquistarlo in futuro ad un prezzo più basso, per poi rivenderlo ad un prezzo più alto. E così via nel tempo, cercando sempre di essere nella direzione giusta nel momento giusto. Nell’immaginario di molte persone questa è la cosa corretta da fare e questa è la capacità che ogni “esperto” dei mercati finanziari dovrebbe avere. Nella realtà tutti gli studi concordano con il ritenere il market timing assolutamente ininfluente nelle dinamiche di lungo periodo. Considerando la tua esperienza, quali consigli daresti a un imprenditore che sta pensando di iniziare a investire? Per definizione, l’investimento si riferisce all’acquisizione e alla gestione di un portafoglio di attività finanziarie, al fine di generare profitti a lungo termine. Fare trading si riferisce a tutte le operazioni di acquisto e vendita effettuate sui mercati finanziari, al fine di trarre vantaggio dalle variazioni del prezzo degli asset, nel breve periodo. Questa attività può essere assimilabile al più noto “giocare in borsa”. Per un imprenditore, non posso che ritenere obbligatorio il fatto di rivolgersi ad un consulente finanziario indipendente. Iniziamo con il distinguere cosa sono la consulenza finanziaria e la consulenza finanziaria indipendente. Quanto un aggettivo può fare la differenza? Il consulente finanziario indipendente è un professionista nella finanza che non lavora per nessuna banca
IL MUTUO

Immobili e mutui: il grande amore degli italiani. Gli italiani non hanno dubbi quando si parla di investimenti, il mattone è considerato come il sacro Graal. Tradizione che si tramanda di generazione in generazione da moltissimo tempo, quasi uno status, e per le generazioni più anziane sinonimo di crescita e responsabilità. Cresci, trovi un lavoro e ti compri una casa. Semplice e lineare. Con un mutuo sulle spalle, spesso ventennale o più, entri di diritto a far parte della società degli adulti. Il mutuo quasi ti qualifica come persona responsabile, su cui la collettività potrà fare affidamento. E poi diciamocelo, la casa è un investimento sicuro! Il valore degli immobili non può fare altro che salire, motivo per cui il primo investimento che qualsiasi italiano “rispettabile” dovrebbe fare è comprare casa, e se si è così bravi da estinguere il mutuo perché non accenderne un altro per comprarne una da mettere a rendita? Questo è il mantra che ciascuno di noi, o almeno io, si è sentito ripetere per moltissimo tempo come una verità assoluta e ineluttabile. Insomma, non c’è scelta, comprati ‘sta casa ed entra a pieno titolo nella società degli adulti. Questo approccio assolutista però mi ha sempre lasciato perplesso. Nessuno mai ha saputo darmi una spiegazione razionale del perché di tali affermazioni, né tanto meno mostrarmi numericamente tutte le belle parole spese nel merito di un investimento immobiliare. Vorrei quindi oggi, con voi, approfondire tutte queste affermazioni per scoprire cosa c’è di vero e cosa invece andrebbe valutato attentamente in corso di acquisto di una casa. Partiamo facendo delle considerazioni generali per determinare se accendere un mutuo per comprare la prima casa è considerabile come investimento. Successivamente andremo a fare altre ipotesi riguardo la possibilità di acquisto di un immobile per metterlo a rendita. Infine, daremo uno sguardo alla situazione immobiliare in italia nell’ultimo decennio con un occhio di riguardo al presente e qualche considerazione generale su quello che ci aspetta. Siete pronti? Incominciamo! Vorrei in primo luogo “smontare” il falso mito dell’investimento nella prima casa. Non è bello da leggere, ma comprare la prima casa non è assimilabile a un investimento. Perché vi starete domandando? Ebbene le ragioni sono di diversa natura, ma prima di andare ad approfondirle, cerchiamo di dare una definizione di investimento che abbia dei paletti ben definiti entro cui muoversi. Un investimento necessita, per essere definito tale, di avere alla base dello stesso delle valutazioni il più oggettive possibili, in grado di fornire un riscontro numerico comparabile con altre opzioni per poter decidere sulla base dei numeri, quale sia il progetto migliore in cui impiegare il nostro capitale. Mi spiego meglio, un investimento ha bisogno di rispondere ad alcune domande di carattere puramente tecnico, in grado di fornire un prospetto economico-finanziario dell’intera operazione. Alcune di queste domande sono: quanto durerà l’investimento? Quali sono gli scenari futuri che si prospettano? In base agli scenari preventivati a quanto ammonta il ritorno atteso? Sfido chiunque abbia mai acquistato una prima casa (per viverci, s’intende) ad aver mai affrontato tutti questi tediosi ragionamenti, confrontando per tutte le opzioni in esame i vari indici di redditività! Diciamocelo, sarebbe pura follia. In compenso, nella scelta di una prima abitazione in cui vivere rientrano alcune considerazioni che nulla hanno a che fare con il mondo degli investimenti. Ad esempio, ci sono aspetti legati alla vita quotidiana che assumono un valore estremamente rilevante quali, la distanza dal luogo di lavoro, il vicinato più o meno affabile, la vicinanza ad amici e parenti e chi più ne ha più ne metta. Tutti questi elementi non possono far altro che distorcere la valutazione di un investimento fino a cambiare radicalmente la valutazione meramente economica che potremmo fare. Ci sono altre considerazioni per cui l’acquisto di una prima casa non è davvero definibile come investimento. Bada bene, questo non significa che sia sbagliato acquistare casa. Semplicemente il processo decisionale dev’essere guidato da altri fattori rispetto a quello meramente economico. Se avere la prima casa migliora il tuo comfort di vita si tratta di un acquisto che in determinate circostanze economiche può avere senso, ma che deve essere tenuto sempre ben separato dagli investimenti veri e propri. “L’acquisto della prima casa a scopo abitativo non è considerabile un investimento, ma scopriamo come può esserlo.” Parliamo di ciò che invece può esserlo. Uno degli investimenti più gettonati in ambito immobiliare è l’acquisto di una seconda casa il cui affitto potrà andare a coprire l’esborso mensile del mutuo. Così, ripagato il prestito alla banca, disporremo id un capitale e un flusso di cassa pulito con cui integrare i nostri redditi. Sembra tutto perfetto vero? Ebbene anche in questo caso mi spiace darvi una brutta notizia, purtroppo non è così semplice come sembra e anche in questo caso è necessario approfondire la situazione per poter valutare correttamente l’impiego del capitale. Visto che ci piace fare riferimento a casi pratici, numeri alla mano, prendiamo in considerazione un appartamento nella periferia di Milano dal valore di 120.000 euro, con un mutuo a 15 anni e una rata di approssimativamente 500 euro. I numeri sono inventati ma verosimili, così come è verosimile la possibilità di poterlo affittare per circa 600 euro al mese. A questo punto non abbiamo altro di cui preoccuparci no? Beh, non proprio. Anzi in verità sono svariati i punti da tenere in considerazione, andiamo a vederne alcuni in maniera non esaustiva per non appesantire l’argomento: Spese di compravendita Prima di tutto è bene ricordare che durante tutto il processo di acquisizione di una casa sono presenti delle spese che non sono incluse nel computo precedente. Tra queste chiaramente impattanti sono le commissioni dell’agenzia e la parcella del notaio, ma non sono le uniche! Vi sono le spese di perizia della banca, così come quelle di istruttoria e l’imposta di registro, che per le seconde case è al 9%. Per farla breve il costo dell’acquisto di un immobile è chiaramente più alto del suo valore di mercato, ed è bene tenere in conto fino a un
TUTTA LA VERITÀ SUL RISPARMIO

Risparmio è un concetto che ci viene insegnato fin da piccoli, ed è quindi familiare a ognuno di noi. Il problema è che ciò che viene tramandato è spesso inesatto, al punto da essere fuorviante. Facciamo un classico esempio per iniziare a capire di cosa si tratta e quali sono gli errori da non commettere in tema di risparmio. In tempo di saldi ci sentiamo tutti dei grandi affaristi, pronti a spuntare l’affare del secolo risparmiando centinaia di euro nel corso dei nostri acquisti. Ma è davvero così? Prendiamo ad esempio un bel cappotto che in tempi normali costerebbe 300 euro. Mentre passeggiamo per il centro commerciale sotto saldi lo vediamo in vetrina a un prezzo stracciato: ne vogliono solo 100! Questo non può che essere un grande affare, per cui ci sentiamo spinti a entrare nel negozio e acquistare, il prima possibile, il suddetto capo, prima che qualcuno possa approfittarne al posto nostro. Fermiamoci però un secondo a considerare gli accadimenti in sequenza e analizziamo la situazione per capire se è stato un vero risparmio oppure un tranello in cui siamo inconsapevolmente cascati. Spesso accade di constatare che il capo acquistato non lo avremmo mai desiderato a prezzo pieno, ma in virtù di questo irresistibile sconto è finito nel nostro “carrello”. Il passo logico seguente è che, molto probabilmente, non sentivamo alcuna necessità di avere quel cappotto perché non faceva parte delle nostre esigenze. A conti fatti questo acquisto d’impulso non è stato un affare, né tanto meno un risparmio! Traendo le dovute conclusioni è stato un esborso di ben 100 euro, che avremmo potuto impiegare in ben altro modo al posto di acquistare un capo destinato, verosimilmente, a prendere polvere dentro il nostro armadio già strapieno di vestiti che non degniamo di uno sguardo da anni. Un’obiezione che potrebbe presentarci il nostro cervello per giustificare l’acquisto è che prima o poi lo sfrutteremo comunque, e che quindi andrebbe comprato, motivo per cui il risparmio è effettivo e non solo immaginario. Va bene, cervello. Concediamo il beneficio del dubbio a questo ragionamento e ipotizziamo che quel cappotto sarà il nostro migliore amico nei lunghi e freddi inverni a venire. La domanda successiva da porsi è: cosa ho fatto dei 200 euro che ho “risparmiato”? Se la risposta è che sono stati spesi in altri acquisti di dubbia utilità, beh c’è un problema! La verità è che il nostro cervello non è programmato per essere in grado di valutare adeguatamente una necessità, o presunta tale, del momento corrente e metterla in relazione con una pletora di possibili bisogni futuri dando a ciascuno di essi il corretto peso. Per nostra natura sottostimiamo in maniera eccessiva ogni necessità futura, ritenendo che il bisogno momentaneo sia assolutamente più importante e finendo così per trovarci in un continuo loop da cui è difficilissimo uscire. Questo principio viene addirittura sfruttato dalle grandi società di marketing e aziende per spingerci a comprare compulsivamente, addirittura spendendo di più di quello che potremmo permetterci. Questo avviene anche perché l’acquisto difficilmente è razionale. Molto più spesso è legato a emozioni del momento che i grandi marchi sono in grado di sfruttare per spingerci a un comportamento estremamente deleterio che va a beneficio solamente di chi costruisce queste “trappole” per consumatori inconsapevoli. Ma su questo aspetto psicologico-comportamentale si potrebbe aprire un trattato, e ne esistono moltissimi in merito, che esula dallo scopo di questo articolo. Prendendo in prestito la definizione dall’enciclopedia Treccani possiamo trovarlo così descritto: “rinuncia a consumare una parte del reddito netto, in natura o in moneta, e anche i beni non consumato o il loro equivalente monetario, indipendentemente dall’uso che ne intenda fare il risparmiatore”. Ecco che la definizione ci aiuta quindi a comprendere come il risparmio non sia quella parte di reddito che avanza dopo aver provveduto a tutte le nostre necessità e capricci, bensì è una quota al cui consumo si rinuncia anticipatamente rispetto alle spese da effettuare. Questo è il primo segreto per ottenere un risparmio degno di questo nome e non trovarsi alla fine del mese senza riuscire a risparmiare e trovandosi con solo spicci da poter mettere da parte, e continuamente rimandare l’inizio della costruzione della nostra solidità finanziaria. Va bene, abbiamo capito che il risparmio parte ancora prima di iniziare a spendere e che gli sconti non solo una forma efficace per ottenere risultati nel lungo periodo, ma quindi come si fa? Prima di tutto è necessario “ingannare” il nostro cervello. Ingannare è il termine appropriato perché un’altra delle problematiche che ci impediscono di risparmiare è legata sempre a un aspetto comportamentale per cui il cervello ci spinge a spendere tutti i soldi in nostro possesso rimandando in questo modo l’accantonamento. Per evitare questa problematica la soluzione più efficace è quella di rimuovere dalle nostre immediate disponibilità la quantità di denaro che abbiamo deciso di destinare alla quota del risparmio e, possibilmente, investimento. Questo può essere fatto in svariati modi, dal più antico (e ormai poco pratico aggiungerei) accantonamento in un salvadanaio “analogico”, passando dai servizi online che offrono questa funzione in automatico, fino all’investimento attraverso un conto dedicato. L’importante è scegliere un metodo che non renda estremamente difficile, meglio se impossibile, poter prelevare quelle somme per soddisfare l’impulso di un acquisto emozionale. 5 consigli per un risparmio efficace Adesso che sappiamo qual è il “peccato originale” che devasta le nostre finanze ancora prima di accorgercene, e che sappiamo come evitarlo, andiamo a vedere 5 semplici regole che, se applicate con metodo possono darci una mano nel risparmiare di più e meglio. 1. Monitora le spese Un vecchio adagio recita “occhio non vede, cuore non duole.” In termini di finanza personale però questo detto è da buttare nel cestino! Per molti il monitoraggio costante dei propri flussi di cassa, più comunemente entrate e uscite, è un vero e proprio incubo, quasi un’attività portatrice di ansia e malessere. Purtroppo, però, far finta di nulla non è la soluzione, e, anzi, può condurre in una spirale che ci trascina inesorabilmente verso il
COME CONSERVARE LE CRIPTOVALUTE CON I WALLET?

Quando ci accingiamo a comprare le criptovalute il primo dubbio che solitamente ci attanaglia è “come posso conservarle in maniera sicura?” Per essere sicuri di dormire sonni tranquilli ed evitare di farci rubare il nostro prezioso oro digitale esistono una serie di strumenti specifici, ovvero i Wallet. Esistono diversi tipi di wallet e insieme andremo a vedere le differenze per poter fornire uno strumento utile ad ogni esigenza. Solitamente definiamo wallet (portafoglio) un oggetto al cui interno conserviamo denaro, e i wallet in cui conserviamo le criptovalute svolgono la stessa funzione, ma con una differenza sostanziale: nei wallet crittografici non si trova denaro. Infatti, il mondo delle criptovalute si appoggia su 2 chiavi di estrema importanza: la chiave pubblica e la chiave privata. Il wallet è proprio elettronico dove conservare queste chiavi. E’ un software che memorizza tutte le credenziali digitali per poter accedere, trasferire e spendere le proprie valute digitali. Se vogliamo dargli una connotazione a noi famigliare possiamo paragonarlo ad una carta di credito. Come con la nostra carta abbiamo la possibilità di connetterci al nostro conto bancario, con il nostro wallet siamo in grado di connetterci alla blockchain del mondo crypto. Ma è tutto veramente anonimo nella blockchain? Quando parliamo di blockchain, wallet e criptovalute in genere, parlare di anonimato totale non è esattamente corretto. Perché ogni volta che viene effettuata una transazione rimane una traccia indelebile nella blockchain e, con essa, una determinata serie di informazioni associate come: Tutte le transazioni sono immagazzinate in uno specifico blocco che è collegato in ordine temporale al blocco precedente. Esistono inoltre vari siti internet che consentono la consultazione della blockchain in maniera del tutto libera e gratuita. Gli hot storage Wallet: online, mobile e desktop. Esistono diversi tipi di wallet, e a loro volta diversi modi di conservazione. Gli Hot Storage Wallet sono quelli che rimangono in modo diretto e continuativo collegati a internet. Gli Hot Storage Wallet rappresentano la soluzione migliore per quegli utenti che svolgono piccole transazioni e in maniera frequente. Questo però, se da un lato comporta un’elevata praticità, dall’altro espone l’utente ed un livello di sicurezza inferiore. Questi tipi di wallet essendo collegati alla rete h24 sono più esposti agli attacchi hacker. Di questa categoria fanno parte tre tipi di wallet differenti che ora vedremo ovvero: Online wallet Questo tipo di wallet è un servizio internet offerto da alcuni siti specifici, che garantiscono un accesso costante da qualsiasi computer in qualsiasi parte del mondo ci si trovi. Semplici da configurare e senza nessun costo di gestione, hanno però a loro sfavore il fatto che ci si debba “fidare” ciecamente della società che gestisce il servizio. Fanno parte di questa categoria anche tutti gli exchange centralizzati che utilizziamo per esempio per comprare direttamente le criptovalute e/o fare trading. Essendo questi exchange soggetti ad attacchi hacker o a fallimento, consigliamo questo tipo di wallet solo a chi fa del trading attivo in criptovalute perché non può ovviamente farne a meno per essere immesso sul mercato. Mobile Wallet Il mobile Wallet è assolutamente identico all’online wallet, si differenzia solo dal fatto che è installabile direttamente sul proprio smartphone. Agli svantaggi di un online wallet si aggiunge quello che, in caso di rottura o perdita dello smartphone potrebbe risultare impossibile recuperare la chiave privata. Desktop wallet. Anche questo è identico all’online wallet, ma ha la differenza di possedere un software che può essere installato direttamente sul computer. I rischi in questo caso aumentano qualora il computer sia utilizzato continuativamente per navigare su internet poiché, nel caso in cui un virus entri nel computer, il wallet diverrebbe facilmente attaccabile. Old school, i wallet scollegati dalla rete Oltre ai wallet completamente online che abbiamo visto esistono i Cold Storage Wallet che permettono la conservazione delle criptovalute mediante un dispositivo completamente scollegato dalla rete. Essi si distinguono in due categorie: Per chi non si sente sicuro ad avere i propri risparmi virtuali che fluttuano nella rete e che non è interessato a fare del trading attivo questi sono sicuramente la scelta più indicata. Ovviamente nessun wallet è esente da rischi, ad esempio un eventuale smarrimento di un paper wallet comporterebbe la perdita irreversibile di tutte le proprie criptovalute. Hardware Wallet Sono dei dispositivi fisici in cui è possibile conservare le proprie chiavi private per dimostrare la proprietà delle criptovalute. Uno dei più diffusi hardware wallet è una penna usb, appositamente configurata per tale scopo nella quale vengono conservate offline appunti le proprie chiavi private. I vantaggi a livello di sicurezza sono piuttosto evidenti, completamente offline appunto le proprie chiavi private. I vantaggi a livello di sicurezza sono piuttosto evidenti, completamente offline nascono appositamente per questa unica funzione rendendolo praticamente quasi inattaccabile da malware e virus, inoltre le chiavi possono essere richiamate su qualsiasi computer. Nel caso di smarrimento, seguendo una procedura di ripristino è possibile anche recuperare le chiavi. Un limite di questo wallet è il medesimo che si pone per gli exchange, ovvero la fiducia, bisogna riporre fiducia nel produttore del wallet stesso, questo perché potrebbe aver apportato modifiche al dispositivo prima di venderlo, è bene dunque rifornirsi solo da produttori verificati e acquistare unicamente hardware wallet nuovi. Alcuni tra gli hardware wallet più blasonati e certificati sono quelli di Ledger e Trezor. Paper Wallet I paper wallet sono uno dei metodi più sicuri per conservare le proprie criptovalute. Questa tipologia di wallet consiste nello stampare su carta la chiave pubblica e privata sia in forma di codice alfanumerico sia in forma di QR code. Con questi wallet non vi sono preoccupazioni legate a tecnologia o ad attacchi hacker, né problemi di fiducia da riporre in terze parti. La sola cosa da fare è conservare il foglio che contiene le chiavi in un luogo altamente sicuro. Ovviamente è il wallet meno indicato per chi scambia criptovalute continuamente, noi lo consigliamo a chi compra in un’ottica di investimento to “buy and hold”, quindi di lungo periodo. La creazione di questi wallet viene effettuata da un programma che genera in modo univoco
TRUFFE E SCANDALI FINANZIARI

LA VENDITA DI DIAMANTI. 5 famose banche avrebbero partecipato a una colossale truffa. 700 milioni di euro. Questa l’enorme somma che la Guardia di Finanza ha sequestrato a due società accusate di aver fatto vere e proprie truffe con il commercio dei diamanti. “Tutto fantastico, ha solo dimenticato di dirti che quel listino dove ti ha fatto vedere i prezzi che salgono sempre… è falso!”. E come avrebbero fatto queste 2 società a raggiungere il grande pubblico? Secondo le accuse, attraverso le banche! Chi meglio di loro poteva proporre questi investimenti ai loro clienti? E sarebbe stato anche più facile in quanto non dovevano superare neanche lo scoglio della fiducia. CONOSCI LA TRUFFA DEI DIAMANTI CHE HA COINVOLTO 5 GRANDI BANCHE? Vendere diamanti per 700 milioni di euro a prezzi presi da un listino falso e venderli ad oltre 20.000 risparmiatori. Penserai che sia una di quelle truffe che girano online, e invece no.. sarebbe successo tutto alla luce del sole dentro le mura di alcune tra le principali banche italiane. Un bel giorno ti presenti in banca, ti riceve un simpatico signore in giacca e cravatta e con il sorriso sulla bocca che ti propone l’investimento più sicuro di sempre: i diamanti! “ i diamanti sono l’investimento più sicuro che puoi fare” .. ti dice. “Guarda i prezzi su questa pagina del giornale rosa” Vedi? “Salgono sempre in modo stabile e costante. Sono rari e tutti li vogliono. In pochi anni puoi raddoppiare il tuo investimento.” Tutto fantastico, ha solo dimenticato di dirti che quel listino dove ti ha fatto vedere i prezzi che salgono sempre… è falso! Il fatto: Vengono svelati anche nomi eccellenti tra i clienti colpiti, come la rockstar Vasco Rossi, la conduttrice Federica Panicucci, l’ex show girl Simona Tagli, l’imprenditrice Diana Bracco, gli ex calciatori Montella e Materezzi. La Guardia di Finanza ha eseguito oggi un sequestro preventivo di oltre 700 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta in cui risultano indagate anche Banco Bpm e Banca Aletti, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mps. L’inchiesta si riferisce a fatti che vanno dal 2012 al 2016, quando le società IDB e DPI avevano iniziato un’attività di vendita di diamanti attraverso alcune banche, come forma di investimento sicuro da speculazioni e oscillazioni di mercato. Ma il prezzo delle pietre, secondo la procura, sarebbe stato gonfiato proprio con la complicità delle banche, che agivano da intermediarie e che promuovevano quegli stessi investimenti ai loro correntisti. Gli accordi prevedevano formalmente che le banche mettessero semplicemente a disposizione nelle loro filiali il materiale pubblicitario delle due società: in realtà, secondo le indagini, i direttori e i consulenti finanziari avevano un ruolo attivo nel proporre ai clienti gli investimenti presentandoli in modo «parziale, ingannevole e fuorviante». I diamanti, scrive Repubblica, «venivano fatti apparire come un “bene rifugio” garantendo un rendimento costante annuo del 3-4% del capitale, molto più di un qualsiasi titolo di Stato. Lo dimostravano, dicevano, le quotazioni di mercato stampate su un giornale economico, che però non erano che un listino prezzi (gonfiato rispetto ai valori reali) pubblicato a pagamento furbescamente sulle pagine dei titoli di Borsa». Il valore dei diamanti era alla fine pari al 30-50 per cento del prezzo pagato dal cliente. A questa base venivano aggiunte le commissioni per la banca, le coperture assicurative, i costi per la certificazione etica e gemmologica e una percentuale per la rivendita. La non corrispondenza tra la somma pagata e il valore reale dell’investimento era quasi impossibile da scoprire, proprio perché i listini prezzi pubblicati a pagamento non corrispondevano alle quotazioni indicative di Rapaport e Idex, i listini internazionali dei diamanti riconosciuti in tutto il mondo e fissati una volta alla settimana. Infine, per garantirsi la collaborazione dei dipendenti e dei dirigenti delle varie banche, Intermarket Diamond Business e Diamond Private Investment spendevano anche in viaggi, benefit o investivano in azioni delle stesse banche con cui lavoravano. Questo ha fatto scattare, all’interno dell’inchiesta della procura di Milano, anche l’accusa di corruzione tra privati, autoriciclaggio e reimpiego di capitali di provenienza illecita. FALLIMENTO DEL FONDO IMMOBILIARE OBELISCO. Come hanno fatto a perdere tutto, comprando e vendendo immobili? Che bei tempi quando le poste consegnavano solo la posta…. E invece adesso sfruttano la fiducia dei cittadini per vendergli servizi di investimento che gli fanno perdere tutto! Nel 2005 Poste Italiane ha venduto un fondo immobiliare (chiamato obelisco) a migliaia e migliaia di italiani. Questo fondo è scaduto a dicembre 2018. All’inizio aveva raccolto ben 170 milioni di euro (nel 2005) e dopo 13 anni si è ritrovata con soli 3 milioni! Ma come ha fatto a perdere 167 milioni di euro (dei risparmiatori italiani)? Non è la prima volta che un fondo delle Poste perde così tanto, soprattutto nel campo dei fondi immobiliari. La stessa cosa era già successa con altri 3 fondi, tutti collocati tra il 2002 e il 2005! PROPOSTA…. Lasciamo che le poste italiane consegnino le nostre lettere, ma per gli investimenti rivolgiamoci altrove!